Archivio

 

In queste brevi note particolare attenzione meritano ovviamente le vicende dell'archivio della Cappella, che ebbe vita difficilissima e, per la verità, non fu mai tenuto nella giusta considerazione in quanto l'ente ha sempre preferito dedicarsi, come era anche naturale, all'amministrazione dei vari beni e alle attività prescritte dallo statuto. Un tale disinteresse, purtroppo, è malattia comune a molte istituzioni e solo da poco tempo sta crescendo un interesse autentico per gli archivi, siano essi pubblici o privati, quando si è finalmente capito che, se si vuole dire qualche cosa di nuovo sulla storia di una città o di una istituzione, occorre partire dai documenti. L'archivio della Cappella musicale, pur non essendo di grande consistenza, è però di notevole interesse perché compendia cinque secoli di storia di una istituzione che, oltre a contribuire al culto ed all'amore per la musica e il canto, si è inserita attivamente nella vita economica e sociale della città.

Fin dai più antichi documenti emerge il problema della conservazione delle carte; problema gravissimo per gli amministratori, specialmente dopo la triste esperienza del 1546, quando il più antico libro delle risoluzioni consiliari e forse anche altri documenti, erano andati distrutti proprio perché il notaio Orazio Giordani, che li aveva in consegna, li conservava assieme ai libri del Danno Dato. La soluzione, imposta fin dal 1556 da Guidubaldo II (doc. 1), di riporre i documenti in una cassa munita di tre chiavi, affidate a tre persone diverse, presentava vari incovenienti; primo fra tutti la scarsa praticità, tanto che molti registri restavano nelle mani degli ufficiali o del massaro, come addirittura è prescritto in vari punti degli statuti del 1583.

In effetti, osservando l'elenco dei volumi, si rileva che non tutte le serie sono complete; è comunque buona fortuna che il fondo storico ci sia pervenuto quasi integro, se si pensa che la Cappella non ebbe mai una propria sede fino al 1867.

Che l'archivio fosse mal tenuto ci è confermato da varie testimonianze. Il Mensale Bernardino Foschi così si lamentava nel 1643:

Procuri Vostra Signoria quanto prima di far inventariare molte cose della Cappella, che nel fine del mio mensalato, ho scoperto che non sono nell'inventario, e particolarmente quelle che si fecero nel tempo dell'Emi-nentissimo Cardinale di Santa Croce, che il Signore abbia in Cielo [1].

Inoltre, doveva accadere piuttosto di frequente che i libri fossero affidati a persone estranee; così annota il Mensale Alessandro Bartolini nel 1645:

... fu anco per tale effetto cavato dalla Cassa il libro degli instrumenti della Cappella che si trova in mano del Dottor Foschi, ordinarà che sia recuperato et rimesso nella Cassa ...[2] 

Addirittura sulla copertina del primo volume del Giornale di spese diverse per la cartara, I (1740-1743) figura l'annotazione:

 

Al presente giornale ne precede un'altro dal 1 ottobre 1735 al X settembre 1740, il quale restò presso il Corradi [conduttore delle cartiere] che non ha volsuto mai restituire.

 

Un problema a parte era poi rappresentato dalle partiture di musica sacra, che rappresentavano un materiale di frequente consultazione. Ce ne offre una conferma una delibera del 27 dicembre 1683 in base alla quale il Consiglio affidò la responsabilità di mantenere integro l'archivio musicale al Maestro di Cappella in carica, dato che «per il passato è stato trovato alle volte mancante qualche libro di canto e musica senza sapere per qual strada sieno andati» [3]. Tale prassi già seguita da tempo, non era in grado, a quanto sembra, di garantire l'integrità dell'archivio: le composizioni, prelevate per eventuali esecuzioni, o semplicemente per studio, non sempre venivano regolarmente restituite. Più tardi si preferì affidare le mansioni di archivista, per così dire, a questo o quel componente dell'organico musicale, temporaneamente e compensando a parte tale prestazione straordinaria; ma spesso il pagamento subiva notevoli ritardi o non veniva corrisposto affatto, come si apprende dalle istanze presentate dagli stessi incaricati a tale ufficio [4]. Certamente l'avvicendarsi di tante persone, secondo un costume seguito fino a tutto il XIX secolo, non contribuì al regolare ordinamento del materiale ed alla sua conservazione.

A tanta deprecabile trascuratezza si aggiunse nel 1798 il catastrofico crollo della cupola del Duomo con i conseguenti incalcolabili danni. La Cappella del SS. Sacramento non fu danneggiata gravemente, ma la stanzetta in cui era depositato l'archivio fu sgombrata e le carte furono appoggiate alla meno peggio in vari ambienti.

Sebbene con notevole ritardo, nella riunione consiliare del 15 febbraio 1805 si delibera di riunirle e porle in un locale per riordinarle:

 

... Venutosi in seguito al proposito della necessità di raccorre tutte le carte, scritture, ed altri monumenti che formavano l'Archivio della Cappella innanzi alla caduta della Cupola, per lo che furono qua e là trasportati dalla camera in cui venivano conservati presso all'organo della Metropolitana, e trovandosi ora sparsi in diversi luoghi, e presso persone particolari, restò deliberato che si officiasse il signor Dottor Antonio Rosa di prestarsi alla divisata operazione, per quindi collocare il tutto bene ordinato e disposto in un sito decente, che pure si rimise all'arbitrio e considerazione dell'istesso signor Dottore Rosa di stabilire, ed esso non ricusò per sua bontà e gentilezza di assumere l'incarico [5].

Nonostante le buone intenzioni, passarono dieci anni senza che si provvedesse realmente; infatti nel novembre 1815 si ritorna ancora a parlare dell'archivio e finalmente si stabilisce di riunire tutto il materiale sparso per ordinarlo e sistemarlo in un locale preso in affitto nella sede comunale:

Adì 16 Novembre 1815. Circa le scritture ed altri atti della Cappella, che meritano essere gelosamente custoditi si trovino sparsi con disordine e confusione si è trovato perciò necessario di radunarli tutti, e stabilire un locale per formarne l'Archivio. A quest'oggetto il signor Mensale ha ricevuto dal presente Confaloniere tutta la facoltà di prendere a pigione una camera in mezzo alle scale del Publico Palazzo, che serviva una volta per l'officio dell'Appasso, ed ivi si compiacerà stabilire e porre nel necessario buon ordine l'anzidetto archivio [6].

Non conosciamo con esattezza la data in cui avvenne il trasferimento nella nuova sede. Così come non sappiamo se abbia ragione il Ligi nel porre in relazione la scomparsa dei manoscritti musicali più antichi con una memoria del canonico Serafino Piccini, archivista del Capitolo. Da essa apprendiamo, infatti, che nel 1832, dopo  il  riordinamento  dell'archivio  Capitolare,  presso  il  quale, anche se in ambienti diversi, erano provvisoriamente depositate anche le carte della Cappella, fu effettuata una vendita e furono «... ritratti dalla vendita di carte e libri giudicati inutili libre 600, parte a baiocchi 2 la libra, parte a baiocchi 1,5 , scudi 10. Più da carte pecore, pelli, e cartoni baiocchi 20. In tutto scudi 10,20» [7]. Con quale criterio il canonico giudicasse inutile quel materiale d'archivio non è dato sapere, ma la sommaria descrizione che ne viene fornita autorizza a pensare che potessero esservi compresi documenti antichi e importanti per la storia del nostro Istituto, sempre ammesso che il suo archivio non fosse già stato spostato nel palazzo del Municipio.

Comunque, nel 1930 esso era certamente accantonato vicino all'archivio storico del comune e, quasi sicuramente, non si era provveduto a quel razionale riordinamento che era stato deliberato; nella relazione del segretario comunale Renato De Scrilli, redatta nel 1931, si legge infatti:

 

L'archivio è in perfetto disordine, accantonato in un angolo di quello comunale, alla balia di tutti, incostudito tanto che molte pratiche di grande importanza cominciavano ad esser preda di topi famelici. Ho creduto mio dovere di salvare il più possibile un tale patrimonio raccogliendo tutte le carte sparse riordinando con l'aiuto dell'archivista comunale e trasportando ufficio ed archivio in una sala dell'Istituto musicale [8].

 

La relazione fu certo stilata dopo il trasferimento eseguito nel 1930, perché le spese per il riordinamento dell'archivio, effettuato da due impiegati comunali, l'archivista Alfredo Scopa e Luigi Fossi (400 lire), si trovano annotate assieme a quella per il trasporto «del materiale d'archivio della Venerabile Cappella del SS. Sacramento dall'archivio comunale all'Istituto musicale» {25 lire); in quella occasione furono anche spese 486 lire «per aver riadattato vecchi scaffali ed armadi ad opera del falegname Gaetano Contini [9]. Da come ho trovato l'archivio non credo si potesse parlare di un «riordinamento» vero e proprio; ci si limitò piuttosto a collocare sugli scaffali le buste e i registri che si trovavano ammassati presso l'archivio comunale nel disordine descritto dal De Scrilli.

Ma anche questa sistemazione si rivelò presto assai precaria, perché durante l'ultimo conflitto mondiale nella sede dell'istituto musicale trovarono alloggio alcune famiglie di sfollati e vari uffici. Il materiale, malamente ammucchiato, rimase a portata di mano di chiunque con conseguenze che è facile immaginare, tristemente sottolineate dal segretario Carlo Fontana.

L'ultimo spostamento dell'archivio è avvenuto all'inizio del 1979, quando l'amministrazione della Cappella decise di restaurare il fabbricato di Via Valerio, ridotto in uno stato deplorevole. Durante tali lavori l'archivio è stato appoggiato in due stanzette al pianterreno del Palazzo Ducale, adiacenti all'antica cancelleria e libreria ducale, che erano state in precedenza sede della Sezione di Archivio di Stato di Urbino. A causa dello spazio ristretto tutto il materiale, e specialmente quello musicale, è stato affastellato in un incredibile disordine.

Così, quando nell'aprile 1979, per iniziativa del presidente Filippo Marra, mi fu affidato l'incarico di riordinare l'archivio dell'istituto, ammetto di aver nutrito qualche perplessità, pensando soprattutto alle tante vicessitudini di cui il materiale era stato oggetto. E in effetti il lavoro non è stato facile, anche se spero di essere riuscito a seguire un criterio uniforme nel riordinare e descrivere nella maniera più completa possibile tutto il materiale esistente.

Questo risulta oggi diviso in tre grandi sezioni: quella documentaria, che riguarda le pratiche amministrative vere e proprie, contenute in buste e registri; quella musicale, consistente in composizioni manoscritte e a stampa dei vari Maestri di Cappella succedutisi nel tempo e della Banda cittadina; infine, la raccolta dei rami incisi usati nella tipografia. Ad ognuna di esse è dedicata una sezione di questo inventario, preceduta da brevi avvertenze che illustrano il materiale conservato ed il metodo seguito nell'opera di riordino.

Al termine del lungo e faticoso lavoro mi auguro che esso potrà essere di qualche utilità e, soprattutto, che la Cappella, oggi più consapevole che in passato, sappia conservare con cura il suo prezioso patrimonio e renderlo facilmente accessibile agli studiosi.[10]

 


 

[1] a.c.m., Libri dei ricordi dei Mensali, I (1641-1668), p. 15 (Mensalato dal Gennaio-Marzo 1643).

[2]  a.c.m., Libri dei ricordi dei Mensali, I (1641-1668), p. 3 (Mensalato Ottobre-Dicembre 1645).

[3]  ligi, la Cappella ..., p. 123; la delibera si trova in a.c.m., Libri delle Risoluzioni Consiliari, IV (1641-1683), e. 188.

[4]  a.c.m., tit. I, busta 15, fase. V, ce. 135-147, contiene istanze di Vincenzo Gentili (cantore), Luciano Lucciarini (Baritono), Luigi Pavoni (Maestro di Cappella), Cre-scentino Tagliabracci (Tenore), Ubaldo Ubaldi (Tenore).

[5]  a.c.m., Libri delle Risoluzioni Consiliari, TX (1804-1811), e. 16v.

[6]  a.c.m., Libri delle Risoluzioni Consiliari, X (1814-1819), e. 17r.

[7]  La memoria del canonico Piccini, conservata nell'Archivio Capitolare, è riferita dal ligi, La Cappella ..., p. 325.

[8]  A.C.M., tit. I, busta 20, fase. II

[9]  a.c.m., tit. I, busta 19, fase. III.